mercoledì 16 settembre 2015

La dislessia: cos'è e come si manifesta

La dislessia non è sinonimo di indolenza...
La Dislessia evolutiva è un disturbo dell’apprendimento che può emergere quando il nostro bambino inizia ad imparare a leggere e a scrivere in modo continuativo come avviene di solito quando entra nella scuola elementare. In realtà la difficoltà è già presente, ma non si manifesta finché non viene richiesto al bambino un certo tipo specifico di abilità. La dislessia non è causata da deficit di intelligenza, né da problemi ambientali o psicologici (che possono però aggravarla o derivarne se essa non viene affrontata) o da deficit sensoriali o neurologici. Si  manifesta in bambini che  abbiano avuto normali opportunità scolastiche. Il bambino dislessico fa molta fatica a leggere, perché non riesce a leggere e scrivere in modo automatico perciò deve sempre impegnarsi al massimo per riuscirci. La difficoltà di lettura può essere più o meno evidente e spesso si accompagna a problemi nella scrittura e nel calcolo. Il bambino  dislessico è intelligente vivace e creativo. E’ un bambino del tutto normale con un problema di apprendimento.  Vediamo alcuni errori tipici che fa un dislessico nella lettura e nella scrittura:
–  Sostituzione di lettere (v/f, b/d, p/q)
–  Inversione di lettere e numeri (42-24)
–  Difficoltà ad imparare le tabelline
–  Difficoltà ad imparare delle informazioni in sequenza come ad esempio, i giorni della settimana e le lettere dell’alfabeto
–  Difficoltà nei rapporti spazio-temporali
Spesso il bambino dislessico sembra disorganizzato nelle attività scolastiche e talvolta anche nella quotidianità. Spesso la fatica e la frustrazione per lo scarso rendimento nonostante l’impegno che mette nel riuscire nel suo compito, possono provocare nel bambino sofferenza e sentimenti di autosvalutazione.
Possiamo quindi capire che è molto importante che la diagnosi di questo disturbo venga fatta il prima possibile da parte di specialisti, come psicologi specializzati problemi dell’infanzia ed in DSA anche con il supporto di specifici test appositamente studiati, al fine di potergli fornire quanto prima aiuti specifici ritenuti per lui necessari e più utili. E’ importante infatti garantire al bambino con dislessia le stesse opportunità di apprendimento degli altri bambini attraverso l’utilizzo trattamenti riabilitativi e tecniche compensative, per garantire poi adeguate opportunità di apprendimento, così consentire in futuro a questi bambini, che sono uguali agli altri, una volta che diventeranno più grandi, uguali opportunità professionali e sociali rispetto ai normo lettori.
Dopo braccia e gambe anche gli occhi diventano bionici!




Vaccinazione antiinfluenzale: attenzione ai falsi timori…

La vaccinazione antiinfluenzale può salvarti la vita!
L’autunno si avvicina e si avvicina il momento di pensare alla vaccinazione antiinfluenzale. Negli ultimi due-tre anni e per vari motivi molti pazienti hanno deciso di non vaccinarsi, una volta per notizie riguardanti l’integrità del vaccino di cui furono ritirate centinaia di migliaia di dosi, un’altra per notizie allarmanti su presunte mortalità dopo la somministrazione dello stesso.

In ogni caso, negli ultimi tempi la vaccinazione antiinfluenzale ha subito un grosso calo e le conseguenze si sono sommate nel corso degli ultimi due-tre anni. Fino a tre anni fa, infatti, nel nostro ambulatorio di Medicina Generale arrivavano in massa le persone più in là con gli anni per la vaccinazione, ma poche di loro tornavano nel picco influenzale, quando invece ad accedere agli ambulatori erano per lo più pazienti giovani che non avevano effettuato la vaccinazione. Negli ultimi anni, invece, i casi di influenza nelle persone più anziane e nei pazienti affetti da patologie croniche si sono moltiplicati e, nell’anno passato si sono moltiplicati i casi di complicanze legate all’influenza: polmonite, scompenso cardiaco, squilibri metabolici in diabetici.

Negli ultimi tempi si notano sui social post minacciosi che inducono a pensare ad effetti collaterali terribili per chi effettua normalmente la vaccinazione (ad esempio un aumento del tasso di Alzheimer) e queste notizie allarmano ancora di più i pazienti che appartengono alle categorie a rischio. In realtà si tratta di notizie assolutamente prive di fondamento scientifico, mentre le notizie sui reali pericoli dell’influenza raramente vengono pubblicate e diffuse fra la popolazione.
La realtà scientifica sulla vaccinazione antiinfluenzale dice che tutti i pazienti affetti da patologie croniche (in particolare diabete, cardiopatie, bronchite cronica o asma, insufficienza epatica o renale) e i soggetti ultrasessantaciqnuenni hanno un tasso di complicanze molto più alto delle persone che non presentano patologie di base e che queste complicanze portano quasi sempre a ricoveri ospedalieri, lunghe terapie antibiotiche o addirittura la morte. 

Non solo smartphone e tablet. I progetti nel cassetto di Apple


La statistica dice che ogni anno, in Italia, muoiono circa ottomila persone per le complicanze dell’influenza e non c’è giustificazione per chi mette in atto campagne terroristiche che inducano i soggetti più fragili a non vaccinarsi.



Il consiglio di che, come me, pratica la medicina generale da oltre quindici anni, è di effettuare la vaccinazione antiinfluenzale e di accompagnare i familiari ultrasessantacinquenni a farla nello studio del proprio medico di famiglia. La vaccinazione è importante anche per tutti coloro che assistono o sono a stretto contatto con persone anziane o ammalate per evitare di portare loro il virus influenzale.




lunedì 14 settembre 2015

NUOTO, SCOLIOSI E MAL DI SCHIENA

Il nuoto è un toccasana per il mal di schiena? Non è detto...
Da sempre il nuoto è considerato lo sport sano per eccellenza, ottimo per risolvere tutti i problemi di salute, ed in particolare quelli a carico della colonna vertebrale. Una specie di panacea. Lo si è creduto per oltre 20 anni, periodo nel quale questo sport è stato largamente consigliato a chi avesse atteggiamenti scoliotici sospetti, scoliosi vere o, più in generale, delle alterazioni posturali. Da un paio di anni questo mito, finalmente, è stato sfatato. 

Quello che molti fisiatri sostenevano da anni, cioè che il nuoto avesse una serie di controindicazioni, adesso, dati scientifici alla mano, è provato. Il nuoto non cura la scoliosi, anzi in molti casi può rivelarsi controindicato. E rischia anche di indurre mal di schiena. Sono questi i risultati di un brillante studio del 2013 sviluppato da Isico (“Swimming is not a scoliosis treatment: a controlled cross-sectional survey”), che ha messo a confronto un gruppo di 112 nuotatori a livello agonistico (nuoto praticato 4-5 volte a settimana) con una popolazione scolastica, maschile e femminile, di 217 studenti pari età, che praticava sport in maniera amatoriale o non lo praticava affatto. I nuotatori, soprattutto femmine, presentavano delle asimmetrie del tronco più accentuate ed una maggiore ipercifosi, con una frequenza maggiore di dorsi curvi e mal di schiena. Secondo il Dott. Fabio Zaina, specialista in Fisiatria in servizio presso l’Isico, il nuoto “induce a un collasso della schiena ed allena soprattutto la muscolatura degli arti, essendo praticato in scarico”. 

Dai dati rilevati emerge senza dubbio che il nuoto non deve essere consigliato come terapia per la scoliosi e, se praticato in eccesso, può incidere negativamente sulla postura e provocare mal di schiena. Il nuoto è stato molto spesso prescritto anche per cercare di risolvere casi di lombalgia e lombosciatalgia in pazienti con ernia discale, ma anche in questi casi vi sono delle precise controindicazioni. Raramente i pazienti che presentano questi quadri clinici sono degli atleti ben allenati, anzi spesso sono soggetti sedentari, sovrappeso, dediti magari a lavori usuranti che hanno alterato la corretta postura del rachide, con muscoli (addominali in particolare) nel migliore dei casi ipotrofici e decisamente deboli, condizioni che non permettono di tenere una corretta posizione in acqua. Se, infatti, immaginiamo l’asseto di un atleta che nuota a stile libero come simile a quello di un siluro, con una posizione alla vista laterale perfettamente rettilinea mantenuta da muscoli addominali e lombari molto forti, i pazienti di cui sopra facilmente terranno una posizione incurvata, simile più ad un’amaca che ad un siluro. Il ventre, infatti, durante l’attività fisica, tenderà ad avvicinarsi al fondo vasca (in particolare nuotando a stile libero ed a rana) portando il rachide in iperlordosi,  postura che tende a sovraccaricare le articolazioni intervertebrali e avvicina pericolosamente le eventuali ernie discali alle radici nervose. 

Quanto detto non intende demonizzare il nuoto, che presenta indubbiamente una serie di qualità: è uno sport simmetrico, richiede l’utilizzo di numerosi muscoli e rappresenta un’ottima attività aerobica.  Ma, quando prescritto per fini terapeutici, va considerato come qualunque terapia, della quale occorre considerare non solo i potenziali vantaggi ma anche le possibili controindicazioni.

sabato 12 settembre 2015

La dipendenza da SMS e glI adolescenti: un problema sociale

Uno studio della Pennsylvania State University di Middletown pubblicato sullo Social Science Journal dovrebbe preoccupare molto i genitori di figli adolescenti. 
Secondo questo studio il 34% degli stidenti universitari invia SMS mentre fa la doccia, il 22% lo fa durante le cerimonie religiose e addirittura il 7,4% durante i rapporti sessuali!

Il mattone riparte: ecco i consigli sugli investimenti


Lo studio, condotto su 152 studenti universitari,  rivela come i ragazzi trovino assolutamente normale inviare SMS mentre sono in bagno e lo facciano compulsivamente anche se ritengono che il momento non sia opportuno.
Questo comportamento configura una vera e propria dipendenza e, secondo gli scienziati che hanno condotto l'esperimento è dovuto ai meccanismi che regolano le reazioni di allarme e le reazioni ai pericoli: "Siamo tutti programmati per notare i movimenti e i cambiamenti – spiega la docente -, pertanto i ronzii e i suoni degli sms potrebbero determinare la necessità di capire cosa stia accadendo, proprio come in passato certi rumori segnalavano la presenza dei predatori”.

Una corretta nutrizione è la base per il benessere di grandi e piccini

Molte persone considerano il cibo solo una necessità oppure arrivano all'estremo opposto e ne fanno una ragione di vita. Una corretta nutrizione, invece è alla base del benessere psico-fisico delle persone.
Tutti i componenti dei cibi sono importanti per costruire il nostro fisico, alcuni sono addirittura fondamentali per alcu e funzioni del nostro organismo.
Ecco perché è importante intraprendere un viaggio all'interno del pianeta nutrizione per poter conoscere e apprezzare tutti i componenti dei vari cibi. Si può,  in questo modo raggiungere quel benessere a cui tutti anelano.

venerdì 11 settembre 2015

Esiste ancora la discliplina?

Ha ancora senso parlare di disciplina?
Quando giocate, avete l’abitudine di cambiare le regole a ogni partita? Le regole non sono sempre le stesse, costanti, qualunque sia la posta in gioco?
Nel campo della disciplina e della vita familiare succede lo stesso. Come in un gioco, le regole devono devono essere chiare e costanti prevedendo sempre una conseguenza quando vengono infrante.
E’ relativamente facile insegnare al bambino regole da osservare. Quello che è più difficile è mantenerle e farle rispettare.
Ma torniamo a noi, la disciplina che cos’è? Si tratta in un certo senso di mettere dei segnali di stop, dei limiti che servano a proteggerli, a proteggere gli altri, ad insegnarli a fermarsi quando il loro comportamento diventa spiacevole o pericoloso. La disciplina consiste nell’insegnare le regole che sono in vigore in famiglia, a scuola e nella società per eliminare comportamenti non accettabili. E le regole sono uno dei fondamenti della vita sociale. Prima il bambino le assimila, più facile sarà il suo adattamento ai diversi contesti.
Cosa potrebbe succedere ad un bambino, se nessuno gli indica il percorso, gli pone dei limiti, delle indicazioni? Troppi adolescenti sono oggi alla ricerca di regole che non hanno mai dovuto rispettare. per trovare la strada giusta e realizzarsi pienamente il bambino ha bisogno di adulti amorevoli e capaci di guidarlo, di accompagnarlo.
La disciplina rassicura il bambino ed è essenziale allo sviluppo della sua autostima.
Come fare allora?
Per prima cosa incoraggiamo il rispetto delle regole.
Immaginiamo una bambina che, al ritorno da scuola, dimentica di mettere a posto il giubbotto per la prima volta dopo diversi giorni e immaginiamo che il genitore sia subito pronto a farle notare la cosa. Pensate all’effetto della motivazione di questa piccola se i genitori non sottolineano mai gli sforzi che compie SEMPRE e rilevassero invece solamente la dimenticanza occasionale.
Quando dunque intervenire?
L’essenziale è chiedersi se l’azione che ci si appresta a compiere è realmente pertinente. E’ necessaria per la sicurezza del bambino o per la difesa dei nostri valori?
Meno interveniamo più i nostri interventi vengono notati, meno controlliamo la sua vita, più sarà disposto ad ascoltarci quando sarà davvero importante. Un eccesso di controllo non insegna al bambino a controllarsi.
Come disciplinare?
Ci sono molti modi per insegnare la disciplina al proprio figlio. Eccone tre:
DISCIPLINA RIGIDA – L’adulto decide e impone la sua volontà. Per lui esiste un solo modo di pensare. Nel bambino l’obbedienza è favorita a scapito dell’autonomia. Manca di fiducia in se stesso, si esprime poco diventando a volte aggressivo.
DISCIPLINA PERMISSIVA – L’adulto non è in grado di dire no al figlio che però ne esce insicuro e ansioso
DISCIPLINA DI TESTA E CUORE – L’adulto ha come obiettivo quello di formare un figlio autonomo. Non teme di affermarsi ma non abusa del suo potere.
E’ quest’ultima la scelta migliore. Non può esistere disciplina senza amore quindi, per concludere, ricordate che sensibilità e fermezza devono camminare insieme.

Quante volte dobbiamo ripetere le cose ai nostri figli?

Uno degli obiettivi perseguiti dai genitori consiste nello smettere di ripetere incessantemente le stesse cose al bambino e dunque insegnargli ad ascoltare fin dalla prima richiesta.
Il fatto di ripetere le nostre richieste ai bambini è davvero diffuso. Immaginiamo  di chiedere a vostro figlio di riordinare la sua cameretta. Se risponde “si, lo faccio subito” potete tranquillamente dedicarvi ad un’altra attività, dato che la situazione è risolta. Ma questo, purtroppo, avviene davvero di rado. Molto più spesso, non si riceve nemmeno un NO, ma un grande silenzio. Come se il bambino fosse sordo.
Secondo uno studio del Dott. Barkley, un adulto ripete ciascuna delle sue richieste in media da tre a sette volte. Il bambino sa esattamente quante volte il padre gli ripeterà le cose, sa quante volte lo farà la madre. E’ come se il piccolo dicesse “Perché ascoltare alla prima, quando mi ripeterà le cose tre volte…”
E quando le ripetizioni non sono efficaci, il genitore minaccia. Ma anche in questo caso sono solo parole, e il bambino lo sa. Diamo raramente esecuzione alle minacce. E quando le minacce non funzionano, il genitore si sente impotente e diventa aggressivo. Ma gridando si perde di più di quello che si guadagna. Si danneggia la stima del bambino e a sua volta, questo, griderà quando vorrà essere ascoltato, cosa che farà ancora maggiori danni.
ATTENZIONE: il bambino non è responsabile di queste grida e delle minacce di un genitore. Essendo dei modelli per il figlio, inoltre, i genitori che dicono al figlio che è lui il responsabile del loro comportamento, gli insegnano a non assumersi la responsabilità per i suoi gesti! Quando il bambino commetterà qualche errore, sarà colpa degli altri.
Ogni volta che l’adulto ripete, incoraggia il bambino a non ascoltare la sua prima richiesta. Questo comportamento è remunerativo per il bambino. Inoltre, se soffre per mancanza di attenzione, ecco un modo per ottenerla.
Per smettere dunque di ripeter sempre le stesse richieste e per ottenere la collaborazione di nostro figlio ecco alcune “tappe” da seguire:
  • E’ possibile ignorare il comportamento di mio figlio? Decidiamo quando intervenire, non facciamolo sempre.
  • Sono un modello per quello che riguarda la mia richiesta? Se la risposta è negativa non interveniamo.
  • Tempo di esclusività. Dedichiamo a nostro figlio del tempo solo per loro, soddisfiamo anzitutto i suoi bisogni affettivi (amore, competenza, libertà, piacere, sicurezza)
  • Interveniamo con strumenti positivi.
Quando chiedete ad un bambino di fare qualcosa, se non ha iniziato a eseguire la consegna nei secondi successivi, andate a prenderlo per mano, senza parlare, e portatelo a fare quello che gli avete chiesto. Si allontana di nuovo? Andate nuovamente a prenderlo. Evitate di ridere e giocare e di rendere la cosa divertente, altrimenti ricompensate il fatto che non vi ascolta e lo incoraggiate a non obbedirvi.
Se insegnate ai vostri bambini ad ascoltare fin dalla prima richiesta a casa, faranno lo stesso a scuola e nei diversi contesti sociali, il che renderà la vita più semplice e più piacevole.
Se intervenite ogni volta che non rimette in ordine e se vi impegnate allo stesso modo, lo rassicurate. Siete prevedibili e il bambino sa che può fidarsi di voi.
E’ importante avere un atteggiamento corretto in tutti i vostri interventi. Attraverso il modo di parlare, il tono di voce, il bambino deve sentirsi amabile, degno di stima. Se pronunciate le stesse parole con esasperazione, avrà l’impressione di essere incompetente.