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domenica 28 agosto 2016

Cos'è e come funziona la nostra memoria/ prima parte

Memoria


La memoria è un’abilità cognitiva complessa che permette di immagazzinare, conservare e recuperare informazioni. Senza memoria non vi è azione, percezione, pensiero. Senza memoria non è presente vita psichica come noi la conosciamo ed intendiamo. Lo psichismo si iscrive nella temporalità, strettamente connesso all’attività della memoria che si svolge attraverso alcuni meccanismi fondamentali così riassumibili:
  • codifica che si riferisce al modo in cui l’informazione viene tradotta in una rappresentazione interna registrabile in memoria;
  • ritenzione: attività che corrisponde al mantenimento nel tempo dell’informazione acquisita in memoria;
  •  recupero: si riferisce al modo in cui l’informazione archiviata in memoria viene ripresa. A livello neurofisiologico la memoria non ha un centro neuronale specifico deputato ai processi mnestici.  Questa attività cognitiva non è localizzata in singole zone dei nostri emisferi cerebrali ma è il risultato di un’attività “distribuita” nell’intero cervello.
La memoria ci consente di conservare tracce della nostra esperienza passata e di servircene per entrare in rapporto con la realtà, presente e futura
La memoria ci permette infatti grazie alla presenza di ricordi di esperienze vissute ed ai loro risultati, di fare programmi e progetti per il presente ed il futuro, correggendo gli errori precedenti ed utilizzando i successi come base per la risoluzione di problemi e di azioni successive.
Essa interviene in tutti i  nostri processi mentali: la percezione, l’attenzione, l’apprendimento e il pensiero.  
Atkinson e Shiffrin, due importanti psicologi, studiosi dei processi di memoria, ritengono che vi siano tre memorie, cioè, la  memoria sensoriale, la memoria a breve termine (MBT) e la memoria a lungo termine (MLT) .
Vediamo sinteticamente le attività svolte dai diversi tipi di memoria.
La memoria sensoriale trattiene per alcun attimi una quantità elevata di informazioni rendendoci così possibile la percezione della realtà. La memoria sensoriale presenta caratteristiche diverse a seconda dei sensi coinvolti:
  • La memoria sensoriale visiva, chiamata “memoria iconica” è un tipo particolare di memoria di cui generalmente non siamo consapevoli e che ci permette di ricordare cose o immagini viste anche per pochi istanti.
  • La memoria sensoriale uditiva, chiamata “memoria ecoica”, dura circa due secondi e ha un’importanza fondamentale nella comprensione del linguaggio verbale. Le parole sono infatti costituite da un insieme di suoni ed una persona non è in grado di identificare una parola se non prima di averne udito tutti i suoni.
La memoria a breve termine (MBT) trattiene le informazioni per un breve spazio di tempo (qualche decina di secondi), dopo il quale esse i scompaiono. La MBT è in grado di contenere contemporaneamente solo poche unità di informazioni: nell’individuo adulto, circa sette, con piccole variazione a seconda delle caratteristiche del materiale da ricordare. Se le informazioni presenti in essa non vengono trasferite nella MLT sono destinate a scomparire. Per evitare questo, si utilizza in modo automatico o volontario una tecnica, chiamata reiterazione che consistente nel ripetere più volte l’informazione, a voce o solo con il pensiero. La MBT ha una funzione di transito per le informazioni provenienti dalla memoria sensoriale prima che esse si trasformino in tracce permanenti, definite tracce mnestiche, nella MLT.
La MBT  è definita anche “memoria di servizio” perchè al suo interno vengono attuate strategie di elaborazione delle informazioni poi richiamate nella Memoria a Lungo Termine.

giovedì 14 gennaio 2016

La cannabis shunk e l'insorgenza delle psicosi

La cannabis shunk e l'insorgenza di psicosi
La cannabis shunk danneggia mente e cervello

Una ricerca condotta al Kings College di Londra ha rilevato un dato molto allarmante: una variante ibrida della comune cannabis, detta “shunk” (creata e molto diffusa a partire dagli ann ’80) provoca, nella metà delle persone che ne fanno uso, l’insorgenza di psicosi schizofreniche con la presenza di allucinazioni visive ed uditive ed alterazioni dell’umore con alternanza di euforia e depressione ed attacchi d’ira.
Lo studio, condotto da un team di ricercatori guidato dal professor R. Murray psichiatra presso il Kings College dall'anno 2005 all'anno 2011, ha coinvolto 800 persone di età compresa tra i 18 ed i 65 anni.
Qualche tempo fa sia a livello di senso comune che tra alcuni gruppi di scienziati, si era diffusa l’idea che coloro che utilizzano la cannabis siano persone già in partenza un po’ “strane” e che quindi presentino una particolare vulnerabilità a sviluppare alcune psicopatologie e dipendenze da sostanze oltre comportamentali. Un’altra corrente scientifica sosteneva invece che esistono delle psicosi (grave disturbi mentale ed emozionale che altera il rapporto con la realtà esterna ed interna) scatenate da sostanze. Lo psichiatra Robin Murray dopo aver svolto uno studio clinico e statistico insieme ai suoi collaboratori, ha evidenziato che nel solo Sud di Londra su tre persone intervistate, due dichiaravano di aver fumato cannabis nel corso della loro vita e che quindi, sembrerebbe impossibile che “due persone su tre possano essere classificate come non normali” o “strane”. Patendo da questi dati raccolti e da alcune premesse scientifiche, i ricercatori hanno studiato per un lungo periodo di tempo, tutti i casi che negli ospedali e cliniche della zona sud di Londra,venivano ricoverate per “episodi psicotici” caratterizzati da sintomi come quelli sopra descritti: allucinazioni uditive e visive deliri attacchi d’ira alternanza di euforia e depressione Le loro conclusioni, sono state pubblicate dal giornale scientifico The Lancet Psychyatry.

CONCLUSIONI DELLA RICERCA

 La prima logica conclusione di questa ricerca ed analisi clinica a livello scientifico è la seguente: il consumo di super cannabis (shunk) è un forte predittivo di patologie psicotiche. Solo nel Sud di Londra infatti, ben il 24% delle psicosi diagnosticate durante quel periodo, erano state scatenate dall'assunzione di cannabis potenziata o shunk. L’assunzione di shunk, in chi ne fa uso, triplica il rischio di psicosi rispetto a chi non assume tale sostanza. Non solo: purtroppo il rischio diventa 5 volte maggiore se la super cannabis viene consumata tutti i giorni. Il rischio non aumenta invece nelle stesse proporzioni fumando cannabis normale o non potenziata. Uno dei motivi dello scatenarsi delle psicosi utilizzando la cannabis potenziata, sembra essere connesso ad una minore quantità in essa, di THC (tetraidrocannabinolo), la molecola responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis che provoca la sensazione di stordimento e che è presente nella cannabis shunk in una quantità ridotta, solo il 4% rispetto al 15% che generalmente è invece presente nella cannabis non potenziata.

 RISCHI E PERICOLI CON LO SHUNK O CANNABIS POTENZIATA

 Secondo gli autori di questa ricerca e R. Murray, psichiatra del Kings College di Londra che li ha diretti, è assolutamente necessario mettere a conoscenza del pubblico, dei ragazzi, dei medici, degli insegnanti, genitori e di tutti coloro che lavorano con i giovani, particolarmente con gli adolescenti – fascia d’età molto vulnerabile al possibile consumo per via del desiderio di sperimentare che gli è propria ed anche per la facile influenzabilità – dei gravi rischi connessi all'assunzione di questa droga potenziata anche in considerazione del fatto che nei soli Paesi Bassi attualmente sono già disponibili altre forme di cannabis potenziate ritenute due volte più potenti di quelle che in Gran Bretagna nelle persone ricoverate per psicosi, avevano scatenato questi gravi disturbi mentali e grandi sofferenze. Questa evidenza, contrapposta a quella del mercato fiorente di cannabis comune e cannabis fortemente potenziata, riaccende naturalmente il dibattito tra chi sostiene la depenalizzazione e chi invece si oppone ad essa, nell’uso della droga.

 DEPENALIZZAZIONE O NO

Considerando che la tendenza prevalente a livello mondiale è attualmente quella della depenalizzazione ma anche, contemporaneamente, quella della creazione di droghe sempre più potenti e pericolose, si evidenzia la necessità estremamente urgente di effettuare ed applicare progetti informativi ed educativi rivolti soprattutto ai giovani ed ai giovanissimi per renderli consapevoli dei rischi molto gravi che si corrono nell'assumerle. Nei giovanissimi infatti, la droga oltre a provocare o a slatentizzare gravi patologie psichiatriche che rientrano nelle psicosi come la schizofrenia ed il disturbo bipolare, può provocare anche danni al cervello ed alterazioni anatomiche della massa cerebrale nel suo complesso. Questo a sua volta è spesso alla base di gravi stati di ansia e depressione difficili da curare.
Anche in Italia infatti, come spiega il prof. C. Altamura psichiatra all'Università di Milano, sono numerosissime le richieste di aiuto da parte di adolescenti di età inferiore ai 20 anni che si rivolgono alle strutture sanitarie per questi problemi – grave ansia e depressione – associati ad un abuso di droghe a cui spesso si connette anche quello dell’alcol, due sostanze che si potenziano, in negativo, a vicenda.

 Rispetto al dibattito tra depenalizzazione o no, è necessario tener presente che se è vero che la cannabis per alcune sue caratteristiche può essere utilizzata a livello medico in dosaggi terapeutici minimi efficaci per portare sollievo a persone che soffrono di alcune determinate – e spesso gravi – patologie fisiche e spesso degenerative, è altrettanto vero però che là dove essa non è invece prescritta dal medico ma utilizzata come droga da cui si è dipendenti o “da provare”, spesso l’acquisto della stessa nelle sue forme potenziate e più pericolose, avviene online – tramite siti internet – da parte dei ragazzi, in modo tale da poter così eludere tanto la prescrizione medica che addirittura, la stessa trattativa con gli spacciatori, per essere certi di “procurarsela”.

 Un aspetto questo che porta una gran parte dei medici e degli operatori sanitari che tutti i giorni negli ultimi anni affrontano, insieme a loro ed alle loro famiglie i problemi di giovani e giovanissimi con gravi disturbi di psicosi scatenati dalla cannabis, a pensare che non potendo farlo personalmente o come categoria, di porre un freno a questa deriva, dovrebbero piuttosto farlo i politici con i mezzi legali che gli sono propri. Prendendo in merito una posizione ferma ed unitaria, una decisione per fermare questo fenomeno di deriva a cui i nostri giovani sono esposti. I politici potrebbero e dovrebbero intervenire per stabilire legalmente i limiti ed i confini oltre i quali la vendita della cannabis shunk, a livello pubblico, considerati i gravi rischi di salute pubblica – le psicosi sono disturbi mentali gravi ed i figli di ognuno di noi, assumendo tale sostanza potrebbe andarvi incontro – che sono ad essa connessa, non dovrebbe essere permessa.

giovedì 17 dicembre 2015

Le diverse tipologie di disgrafia




Disgrafia


La disgrafia può essere di diverse tipologie:
  • Disgrafia rilassata: le lettere sono piccole ed arrotondate, la grafia è arrotondata 
  • Disgrafia rigida: la grafia si presenta tesa e spigolosa, con lettere alte e strette, inclinate verso destra. 
  • Disgrafia maldestra: le lettere sono di dimensioni varie, la scrittura e le pagine scritte sono disordinate, cancellate. 
  • Disgrafia impulsiva: la grafia si evidenzia come frettolosa; le lettere sono distribuite male nelle righe e nelle dimensioni. 
  • Disgrafia lenta e precisa: la grafia è molto curata così come l’impaginazione. I bambini con questo tipo di disgrafia sono però lentissimi nello scrivere. 
Attualmente si dividono i soggetti i bambini con disgrafia in gruppi, a seconda del tipo di difficoltà presentata. E’ possibile così distinguere in primo luogo tre gruppi di soggetti.

Divisione in gruppi dei bambini con disgrafia in base alle difficoltà 

  • Soggetti con difficoltà posturali, che scrivono in modo rigido, impugnando malamente la penna e calcando molto sul foglio. 
  • Soggetti con difficoltà di organizzazione dello spazio, che presentano nella loro grafia lettere sovrapposte oppure eccessivamente distanziate. Inoltre le lettere non rispettano i margini e le righe, ascendenti e discendenti. 
  • Soggetti con difficoltà di controllo motorio: la loro scrittura è veloce ma senza una direzione, le lettere sono di varia forma ed illeggibili.    

mercoledì 11 novembre 2015

Energy drink e disturbi d'ansia e dell'umore negli adolescenti

energy drinks e disturbi d'ansia e dell'umore negli adokescenti
Energy drink ed alcol, un mix pericoloso
Gli energy drinks sono bevande ad alto contenuto energetico che contengono, oltre ad acqua e coloranti, zucchero, D-glucuronolattone e sostanze attivanti quali caffeina, ginseng, taurina e guaranà i cui effetti si sommano in un’unica assunzione. 

Negli ultimi anni il consumo di energy drink si è diffuso in modo quasi capillare soprattutto tra i giovani ed i giovanissimi che sono attratti dagli effetti stimolanti ed attivanti di queste bevande spesso utilizzate per migliorare la capacità di resistere alla stanchezza e allo stress ad esempio durante i periodi di esame oppure ai fini di migliorare le proprie prestazioni sportive o anche per “sentirsi più in forma” per un appuntamento galante. 

Dato che queste bevande contengono sostanze “naturali”, sono in genere considerate innocue ma ciò in realtà, può essere considerato vero solo finché le stesse vengono consumate in quantità moderate. Un abuso, come tutti gli abusi, può riservare delle sorprese spiacevoli, di cui sia gli adolescenti che i loro genitori dovrebbero avere una precisa consapevolezza
Sul piano fisico, la sovrastimolazione può causare tachicardia e aumento della pressione arteriosa a livelli anche molto pericolosi mentre l’alto contenuto di zuccheri può favorire l’aumento di peso e, se nel ragazzo o nella ragazza c’è una predisposizione, anche l’insorgenza del diabete.  


Alcune conseguenze degli energy drinks a livello psichiatrico. 


A livello emotivo possono esserci complicazioni anche molto serie come: nervosismo ed irritabilità, tremori, iperattività, insonnia ed ansia anche grave tra quelle più comuni oltre a disturbi gastro intestinali connessi ad una stimolazione emozionale. Se è presente una familiarità per disturbi dell’umore come depressione e disturbo bipolare o per disturbi d’ansia, un consumo eccessivo di energy drinks potrebbe svolgere una funzione scatenante per queste patologie. Fenomeni psichici gravi possono verificarsi quando nell'adolescente, maschio o femmina, è presente una predisposizione al disturbo bipolare che l’assunzione di energy drinks slatentizza. 


Energy drinks e disturbo bipolare 


L'esistenza di una predisposizione al disturbo bipolare, che è una seria patologia psichiatrica che richiede cure appropriate sia sul versante depressivo che maniacale ai fini del mantenimento di un buon equilibrio dell’umore costituisce un fattore di rischio particolarmente importante.  q
Gli energy drinks assunti in modo eccessivo possono slatentizzare un attacco maniacale (grave eccitazione legata a comportamenti a rischio dovuta all'assunzione delle sostanze sovrastimolanti per il sistema nervoso centrale contenute in queste bevande). 
Un attacco maniacale è già di per sé grave soprattutto se la persona, non avendo ancora ricevuto una diagnosi ed una psicoeducazione a ciò finalizzata, non ha potuto ancora imparare a riconoscere i segnali che possono preannunciarlo. Se esso è già grave di per sé, può essere ancora più complicato se viene scatenato da sostanze eccitanti: l’attacco maniacale comporta agitazione ed insonnia, la sensazione di essere “pieni di energie” che può far intraprendere comportamenti a rischio a causa della mancata percezione dei propri limiti psicofisici.
Inoltre, considerando che possono esserci deliri di diverso tipo che richiedono necessariamente un approccio farmacologico, l’attacco maniacale, per poter essere risolto richiede il più delle volte necessariamente il ricovero. 

Pericoli legati agli energy drinks ed alcol 


Spesso i giovanissimi associano gli energy drink con alcol e superalcolici e questo può far sorgere problemi particolarmente seri
Infatti le sostanza eccitanti contenute nelle bibite energetiche potrebbero nascondere i segnali di un eccesso di alcol ed anche di una vera e propria intossicazione da alcol.

Infatti la persona che ha assunto questi mix di bevande, potrebbe non avvertire in un primo periodo dopo la loro assunzione la stanchezza e mettersi perciò magari alla guida di un’automobile sentendosi sobria grazie all'attivazione temporanea di tutte le funzioni di vigilanza che raggiungono un picco per poi declinare rapidamente. 

La stanchezza in questi casi insorge improvvisamente, sostituendo lo stato di attivazione. La conseguente sonnolenza che ne deriva, spesso incoercibile e che a volte si connota come il classico colpo di sonno, può purtroppo aumentare di molto la probabilità di avere incidenti stradali. Dobbiamo anche considerare che l’associazione di energy drink con alcol provoca spesso importanti alterazioni del ritmo cardiaco, fino a slatentizzare sottostanti patologie fino ad allora silenti. Ricordiamo che molte ricerche cliniche hanno dimostrato l’esistenza di una relazione tra energy drink e la dipendenza da alcol e droghe

Cosa possiamo fare come genitori? 


Non è il caso di preoccuparci se i nostri figli bevono solo di tanto in tanto una lattina di energy drink. Anche se è sempre meglio non averne in casa in modo che non ne bevano dentro e fuori di essa. 
E’ anche bene educarli con costanza a non berne più di una o al massimo due al giorno, se comprendiamo che ad un certo punto non vogliono proprio farne a meno. Se però volessero berne ad ogni costo prima di affrontare prove per loro molto impegnative come un esame, un compito in classe, una gara di sport, sarebbe bene che riuscissimo a sostenerli meglio che possiamo, facendogli percepire la nostra vicinanza ed il nostro apprezzamento per il loro impegno e che li incoraggiassimo, cercando di non essere però invadenti e rispettando i loro spazi, anche con una presenza silenziosa ma affettuosa e disponibile, anziché spingerli a prendere qualche sostanza “innocua” – che così innocua non è – che li tiri un po’ su. 

Ricordiamoci anche sempre di dare loro il buon esempio cercando di consumare pochi caffè durante la giornata dato che la caffeina in esso contenuta, e che è uno dei componenti anche delle energy drink dove essa si trova in dosi massicce, può nuocere anche a noi se eccessiva e non solo ai nostri figli adolescenti. 
Spesso un esempio funziona molto più di tanti discorsi che potrebbero cadere nel vuoto, farci arrabbiare o non essere ascoltati per principio. L’esempio è silenzioso ma efficace fungendo da modello di comportamento salutare

Se dovessimo accorgerci che i nostri figli tendono a bere un’eccessiva quantità di bevande stimolanti e peggio ancora se hanno la nociva abitudine di assumerle con sostanze alcoliche, dobbiamo senz'altro allertarci ed intervenire. In questi casi è opportuno assumere anche atteggiamenti repressivi per evitare che continuino, pur nel rispetto della loro personalità, ma anche discutere con loro in modo molto serio e serenamente delle possibili conseguenze sia fisiche che mentali che questa loro nociva abitudine poterebbe comportare. Potremmo anche invitarli a leggere degli articoli divulgativi su questo tema che potremo reperire facilmente anche in rete, in moda da fornire loro informazioni in un modo che è ai giovani di oggi anche – almeno in linea generale, come appartenenti alla cosiddetta “generazione di nativi digitali” che si informano di tutto su internet – attualmente molto gradito rispetto alla lettura su libri e su riviste specializzate.

venerdì 16 ottobre 2015

Disturbo acuto da stress: sintomi ed approccio terapeutico

Disturbo Acuto da Stress: ansia, depressione, confusione

Secondo il DSM VI – TR, una persona può essere soggetto ad un Disturbo Acuto da Stress in alcune specifiche situazioni che vanno poi valutate seguendo alcuni criteri.

I criteri esposti nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali quarta edizione sono i seguenti:
  •   la persona è stata esposta ad una situazione, un evento traumatico nel quale erano presente questi elementi:  
  • Ha vissuto un evento che ha comportato una grave minaccia alla sua vita od integrità fisica oppure a quella di altre persone particolarmente vicine della propria famiglia ed amici
  • .La persona ha sperimentato in situazioni come quelle riportate sopra, una reazione di intensa paura, orrore o impotenza
  • Dopo l’esposizione all'evento traumatico, l’individuo presenta almeno tre dei sottostanti sintomi dissociativi
  1. sensazione di distacco o mancata reattività emozionale, sensazione soggettiva di insensibilità derealizzazione, depersonalizzazione, ridotta consapevolezza dell’ambente circostante e facilità a rimanere molto storditi, amnesia dissociativa che si esplica nella incapacità di ricordare qualche aspetto significativo del trauma vissuto.
  2.  Evitamento di tutti gli stimoli che evocano ricordi ed aspetti del il trauma.
  3.  Sintomi di ansia o di elevato arousal o iperattivazione del Sistema Nervoso Autonomo con risposte di allarme in generale eccessive: tachicardia, palpitazioni, sudorazione fredda, respirazione rapida, nervosismo oltre ad irritabilità e ad una diminuita capacità di concentrazione. 
  4. Il disturbo conseguente al trauma crea un disagio clinicamente significativo all'individuo oppure compromette le sue capacità sociali così come quelle sul lavoro e relazionali anche all'interno della propria famiglia. Inoltre l’individuo può sentirsi incapace di compiere taluni compiti basilari nel corso della sua vita quotidiana ed anche, allo stesso tempo, di richiedere un aiuto ai familiari per ottenere il loro aiuto, narrandogli l’evento scioccante. Può esserci una perdita sia di funzioni sociali ( precedentemente presenti ) sia una perdita di capacità/motivazione di dedicarsi a quelle azioni che in precedenza portavano piacere e momenti di gioia nella propria vita.
  5.  Il disturbo ha una durate minima di 2 giorni e massima di circa 4 settimane. Si manifesta da uno a tre mesi successivi all'esperienza traumatica
Il mattone riparte: ecco i consigli sugli investimenti


Approccio terapeutico al Disturbo Acuto da Stress ( sintesi )

Il disturbo acuto da stress prevede un approccio terapeutico integrato: si parte dal momento diagnostico effettuato da uno psicologo con dei colloqui e specifici test e ad integrazione deve sempre essere fatta anche una consultazione psichiatrica per valutare la necessità della persona di assumere temporaneamente e sotto stretto controllo medico specialistico farmaci utili al controllo della depressione e dell'ansia. Quindi si procede poi con una breve psicoterapia individuale mirata a comprendere insieme al paziente quali siano i fattori predisponenti, scatenanti e di mantenimento dei sintomi disturbanti di cui soffre e che compromettono la qualità della sua vita. 

Inoltre la psicoterapia mira a far comprendere all'individuo quello che gli succede e che in quella situazione lo sconcerta, del perchè gli succede in modo che acquisendone (o riacquistandone) consapevolezza, egli comprenda anche come poterne diminuire l’impatto negativo nella propria vita. 
A volte può essere utile anche un breve percorso di riabilitazione che consenta alla persona di rientrare in contatto con le proprie risorse che a volte un trauma, può come “congelare”. E' utile anche insegnare alla persona che ha vissuto un trauma recente alcune tecniche di rilassamento e, in alcuni casi, di pensiero positivo.

domenica 4 ottobre 2015

Pet therapy: utilità e limiti

pet therapy: utilità e limiti
Pet Therapy: terapie, comunicazione e affetto
La Pet Therapy o" terapia per mezzo degli animali", è nata negli USA nel 1953 e si è diffusa sempre più intorno agli anni '70 del secolo scorso grazie all'operato del dottor Turk.
Turk, che era uno psichiatra, pensò di favorire lo sviluppo di maggiore autocontrollo in persone con gravi disturbi psichici integrando le normali ed abituali terapie farmacologiche, psicoterapeutiche  ed occupazionali con il prendersi di animali domestici.

La Pet Therapy non deve essere considerata come una alternativa a specifiche terapie necessarie alla persona in base alle sue caratteristiche patologiche e di personalità ma piuttosto come una integrazione delle stesse. 

E' necessario che l'animale utilizzato per la Pet Therapy venga scelto in base alle caratteristiche della persona con la quale dovrà interagire e lo stesso vale per l'operatore che dovrà addestrarlo allo scopo e seguire poi nel tempo la coppia animale - individuo.

E' da evitare l'utilizzo della Pet Therapy nei seguenti casi:
  • Con persone che soffrono di deficit immunitari.
  • Con persone incapaci di prendersi cura adeguatamente di altri e di animali o che manifestano chiaramente comportamenti violenti che potrebbero attuare anche verso l'animale, facendogli del male. 
  • Con persone con gravi fobie nei confronti di cani o gatti o di altri animali, che potrebbero non avere benefici ma anzi in alcuni casi, ulteriore stress da questo tipo di terapia di supporto.
La Pet Therapy può portare numerosi vantaggi a persone che soffrono di gravi problemi psichici o fisici che compromettono il senso di integrità individuale  
Vantaggi che possiamo così declinare:
  • Livello affettivo: il rapporto con un cane o un coniglio o gatto oppure un asinello, un cavallo, un delfino, ecc, può riempire temporaneamente il vuoto presente nei rapporti umani e rappresenta anche un importante modello di interazione affettiva. 
Non Essere Cattivo - Candidato all'Oscar


Un modello che potrà poi venir trasferito nei rapporti con le persone poiché in modo vicario, è molto utile ad aumentare la fiducia negli altri esseri viventi, ed attraverso un processo di apprendimento per generalizzazione, nelle altre persone. Per evitare però che queste persone con problemi non si isolino ulteriormente dagli altri chiudendosi nel rapporto esclusivo con l'animale, è necessario che il percorso di Pet Therapy avvenga sempre alla presenza e con la supervisione di un operatore del settore.
  • Livello ludico: gli animali domestici giocano con l'uomo sempre molto volentieri consentendo così agli individui sofferenti di investire nuovamente e spesso anche dopo molto tempo in questo campo della propria vita, sperimentando nuove esperienze di divertimento, che donano così buonumore, utile alla salute in generale.
  • Livello responsabilità: prendersi cura di un animale richiede un costante, consapevole e forte senso di responsabilità, che si rivelerà poi funzionale anche in altri settori della vita quotidiana e nelle relazioni interpersonali.
  • Livello comunicazione: il linguaggio uomo/animale è tipo semplice e ripetitivo. I toni  sono molto simili a quello che le mamme utilizzano con i neonati e figli piccolissimi. L'effetto dell'utilizzo di questi toni, è quello di produrre un senso di rassicurazione e conforto tanto in chi lo emette tanto in chi lo ascolta. Un animale domestico ed in particolare un cane, è un ottimo ascoltatore. Non contraddice la persona che parla e non la giudica (anzi, il cane si mostra sempre particolarmente interessato alla voce del proprietario o a quella di chi in altro modo, si occupa di lui, a discorsi ed a frasi anche ripetitive, che alle persone magari sembrerebbero strani ), permettendo così alla persona stessa, di provare minore ansia quando parla in tal modo.
  • Livello umore: quando le condizioni di vita  sono molto dolorose per gravi malattie fisiche che generano vissuti luttuosi e depressivi e che richiedono cure stressanti; in persone con gravi carenze affettive e/o disfunzioni cognitive sia croniche che temporanee (dopo un incidente ad es., o una malattia), la vicinanza ed il contatto con un animale domestico da poter coccolare, accarezzare, spazzolare e nutrire, produce sollievo ed un effetto rasserenante.  
Ciò favorisce un generale e più rapido miglioramento psicofisico  o rende più sopportabili le proprie condizioni qualora siano immodificabili.

mercoledì 30 settembre 2015

L'ansia e la sua gerarchia evolutiva

l'ansia e la sua gerarchia evolutiva
L'ansia ha una sua gerarchia evolutiva durante lo sviluppo
L’ansia presenta una sua gerarchia evolutiva, dalle sue forme più lievi alle sue forme più gravi sia a livello sintomatologico sia rispetto alle dinamiche (processi psicologici ed emozionali coscienti ed inconsci) che essa sottende. 

Dalla sua forma più evoluta alla sua forma più regressiva, possiamo così descrivere la gerarchia dell’ansia:
  • Ansia superegoica (del Super Io) legata cioè a problematiche della nostra coscienza morale.
  • Angoscia di castrazione.
  • Angoscia o paura, connotata da grande ansia, di perdere l’amore dell’oggetto, cioè della persona a cui siamo affettivamente legati che in origine è la madre.
  • Angoscia di perdere l’oggetto d’amore, cioè la persona sulla quale abbiamo investito il nostro affetto e che per noi rappresenta il nostro punto di riferimento. In questo caso si sperimenta una profonda ansia di separazione.
  • Angoscia persecutoria: quando il senso di persecuzione è molto forte, l’ansia diviene un’insopportabile esperienza di angoscia legata a persone o situazione dalle quali si teme di poter essere in qualche modo “attaccati” o comunque, ci si sente minacciati ed alle quali si attribuiscono cattive intenzioni nei nostri confronti che in realtà esse non hanno.
  • Angoscia di disintegrazione:  rappresenta la più arcaica e devastante esperienza di angoscia per l’individuo, con una profonda paura di perdere la propria integrità personale psicofisica ed i propri confini e senso di sé  fino a confondersi con l’oggetto (come può accadere, in modo però normale, nel bambino piccolissimo che ancora non distingue bene tra se stesso e la mamma). Per “oggetto” si intende  qualsiasi “persona” con la quale abbiamo un certo tipo di relazione affettiva.

lunedì 28 settembre 2015

La depressione e i rimedi naturali per combatterla

Alcuni cibi aiutano a combattere la depressione
La depressione è un disturbo dell’umore la cui origine  può essere endogena, come nel caso della “bipolare” oppure reattiva, cioè come già spiegato in un precedente articolo, conseguente ad un evento esterno come un lutto – ad esempio la depressione può manifestarsi dopo la perdita di un coniuge amato –  una perdita o separazione. La depressione può anche manifestarsi come reazione emotiva ad una malattia propria o di un parente stretto, ad un trasloco, una bocciatura, un cambiamento di lavoro o di residenza, il pensionamento, un periodo di stress prolungato. In questi casi generalmente, la persona si riprende abbastanza in fretta, recuperando le proprie energie psicofisiche. Alcune persone soffrono di depressione soprattutto nelle stagioni in cui  la luce del sole diminuisce. In questo caso, si tratta della SAD o Depressione Affettiva Stagionale, che è molto diffusa in alcuni paesi dell’emisfero boreale. La SAD è caratterizzata da un abbassamento del tono dall'umore, da perdita di piacere e di energia, oltre che dalla presenza di dolori fisici soprattutto alla schiena o alla stomaco.
Nella Depressione Affettiva Stagionale, tipica dell’autunno – inverno, sono sempre presenti una grande fame di carboidrati  dolci ed ipersonnia. In quest’ultimo caso, è utile l’esposizione ad una specifica luce artificiale potrà apportare un notevole miglioramento. La luce infatti, favorisce la produzione di ormoni utili al mantenimento di un buon equilibrio del nostro tono dell’umore, in primo luogo la serotonina. La luce inoltre, aiuta le funzioni tiroidee. Una disfunzione tiroidea può notoriamente essere correlata ai disturbi dell’umore.
Nel corso di una depressione non grave e prontamente diagnostica è possibile, prima di ricorrere agli psicofarmaci, ovvero quando essi non siano ritenuti assolutamente necessari dal nostro medico di base oppure dallo specialista, utilizzare alcuni rimedi naturali presenti nei cibi che quotidianamente assumiamo e che hanno dimostrato la loro efficacia nel portare sollievo a chi soffre di disturbi dell’umore. Tra questi, i seguenti svolgono una funzione benefica sul tono dell’umore:
  • Magnesio: si trova sia in alcuni cibi quali le banane, gli spinaci, i carciofi e la frutta secca come i datteri, sia in forma più concentrata, in alcuni 
    specifici preparati farmaceutici. Il magnesio aiuta anche a contrastare l’ansia.
    Selenio: si trova in diversi alimenti quali i frutti di mari, cereali, formaggi e carni. Una carenza di selenio può avere un'incidenza diretta sull'insorgenza di disturbi dell’umore poiché può compromettere i processi di ossigenazione ed eccitabilità delle cellule nervose. Il Selenio è uno dei minerali la cui carenza può essere anche essere alla base "di" oppure peggiorare un ipotiroidismo che spesso può scatenare forme depressive altrimenti inspiegabili.
  • Zinco: è coinvolto nella modulazione degli impulsi nervosi ed una sua carenza può provocare alterazioni dell’umore. E’ possibile trovare lo zinco in alimenti come le uova, il pesce, il latte, alcuni salumi e formaggi, nel lievito.
    Lo zinco anche se essenziale per il benessere, può nuocere non solo se carente ma anche se assunto in quantità eccessive. In questo caso può infatti determinare tossicità. 
  • Acido folico: si tratta di una vitamina fondamentale, la B9 o M, che non essendo prodotta naturalmente dall'organismo, deve essere assunta con l’alimentazione. Il suo ruolo è quello di permettere la sintesi di neurotrasmettitori che è fondamentale per l’attività cerebrale.
E’ possibile trovare l'acido folico nelle verdure a foglie verdi come la lattuga, gli asparagi, gli spinaci, i broccoli, i cavolini di Bruxelles, i carciofi; lo troviamo anche in alcuni tipi di frutta secca come le mandorle e nelle arachidi oltre che in alcuni tipi di frutta fresca come nelle arance, nei limoni e nelle fragole. 
E’ presente anche nei legumi e nei cereali. 
Esistono poi degli alimenti a base di cereali definiti fortificati contenenti in una porzione la quantità di folati che un organismo umano deve assumere in un giorno per il proprio benessere psicofisico. 

Una recente ricerca giapponese ha confermato che alcuni gruppi di persone depresse, presentavano una mancanza di acido folico, rilevata nel loro sangue attraverso specifiche analisi cliniche di laboratorio contrariamente a gruppi di persone non depresse nel cui sangue era invece presente una maggiore quantità di folati. 

Fortunatamente è ormai noto alla gran parte delle mamme, grazie alla sempre maggiore diffusione di campagne preventive effettuate da professionisti sanitari e da mass media, che si tratta di una vitamina la cui assunzione ha un ruolo particolarmente rilevante nelle donne in attesa o che programmano una gravidanza. Ciò non solo al fine di garantire un adeguato sviluppo del feto ma anche per prevenire la depressione post – partum.

Depressione e rimedi naturali: vitamine ed omega3


La depressione può giovarsi di terapie integrate

La depressione anche grave può trovare giovamento dall'integrazione di specifiche cure farmacologiche e psicologiche – psicoterapeutiche con alcuni rimedi naturali la cui efficacia è stata dimostrata anche da ricerche scientifiche presenti nei cibi oppure disponibili in forma concentrata in preparati farmaceutici. Leggiamone allora alcuni, per orientarci, iniziando dalle vitamine B. Quali sono più utili in questo caso e dove possiamo trovarle?
  • Vitamine B9 e B12: sono coinvolte nell'ossigenazione del cervello; della vitamina B9 abbiamo già parlato in un altro articolo, a proposito dell’acido folico. La Vitamina B 12 è nota per il suo effetto energizzante e per il miglioramento che è in grado di apportare a patologie non solo neurologiche centrali e periferiche (neuropatie diabetiche ad es.) ma anche nelle patologie neuropsichiatriche e nella prevenzione e rallentamento della degenerazione mentale. La Vit. B12 che con la vit B9 svolge un’azione sinergica, può essere assunta attraverso l’alimentazione con tonno, salmone, alici, mozzarella, emmental, uova oppure può essere assunta come integratore orale oppure, se necessario, per via parenterale. 
  • Vitamine A, E e C: svolgono una efficace azione antiossidante, grazie ad un’ un’azione di cattura nei confronti dei radicali liberi che vengono sviluppati dal cervello, che è l’organo del corpo che consuma più ossigeno. Numerosi studi hanno dimostrato che la Vitamina C fornisce un valido aiuto nella cura della depressione; anche nelle forme più gravi della patologia essa può essere integrata come supporto, con le terapie psicofarmacologiche. 
  • Omega 3, acidi grassi: sono degli antiossidanti naturali contenuti in pesci come salmone e tonno, alici, olio di oliva oltre ad essere disponibile come integratore. Una ricerca del 1998, aveva già dimostrato l’importanza di questi grassi assunti in forma di olio di pesce nel miglioramento dei sintomi depressivi. Successivamente, sono stati condotti in diverse Università del mondo (Inghilterra, Olanda, Finlandia, Usa) delle ricerche che ne hanno confermato l’importanza nella terapia di questa patologia dell’umore elle sue diverse forme, oppure, lì dove gli psicofarmaci sono inevitabili, come fattore protettivo e coadiuvante degli stessi. 
Alcune tra le prime ricerche finalizzate a comprendere il ruolo degli Omega 3 nella depressione:
I primi studi vennero condotti presso il “Laboratoire de Biophysique Medicale et Pharmaceutique di Tours” in Francia e consistevano in una ricerca condotta utilizzando come soggetti sperimentali dei ratti. I risultati dimostrarono l’importanza degli acidi grassi Omega 3 come regolatore della dopamina – neurotrasmettitore – e quindi, essendo in questi ultimi il ruolo della dopamina fondamentale, di alcuni sintomi depressivi.


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La prima vera e propria ricerca sull'effetto antidepressivo degli Omega 3 con asseri umani, venne condotta nella” Medical School di Boston“ negli Usa dove il dottor Andrew Stoll e la sua equipe, cercando una possibile alternativa al litio (equilibratore dell’umore) a causa dei suoi effetti tossici, da poter somministrare ai pazienti con patologia bipolare che attraversavano fasi depressive gravi, decisero di testare l’efficacia degli acidi grassi Omega 3 EPA e DHA contenuti nell'olio di pesce.Egli divise allora i pazienti in due gruppi, uno che assumeva una quantità controllata di 9 grammi quotidiani di EPA e DHA utilizzando l’olio di pesce mentre al secondo gruppo o gruppo di controllo, somministrò invece olio di oliva. Il risultato dello studio fu piuttosto sorprendente perchè entro al massimo 4 (quattro ) mesi, i sintomi della malattia si stabilizzarono in coloro che assumevano olio di pesce mentre peggiorarono in chi assumeva soltanto olio di oliva, tanto da richiedere, per motivi etici, la sospensione dell’esperimento stesso. Questi risultati furono comunque confermati da alte ricerche condotte altrove, dapprima in Israele poi presso lo Swallownest Court Hospital di Sheffield (Regno Unito) .

I risultati di quest’ultimo studio sono stati pubblicati negli “Archives of General Psychiatry“, dove gli Omega 3 sono definiti efficaci per ridurre una serie di sintomi tipici della depressione quali:

  • tristezza 
  • mancanza di energie 
  • tendenze suicide 
  • insonnia 
  • stati d’ansia 
  • calo della libido
Gli Omega 3 si sono dimostrati efficaci anche in disturbi tipicamente femminili di fluttuazioni dell’umore legati a fattori ormonali, apportando in tal caso un effetto stabilizzante.

venerdì 25 settembre 2015

Cosa sono la depressione reattiva e stagionale

La depressione: un male moderno in aumento...
La depressione è un disturbo dell’umore che attualmente affligge moltissime persone in tutto il mondo. I suoi sintomi principali sono una marcata tristezza che può essere presente quasi ogni giorno accompagnata da facilità al pianto e dalla presenza di pensieri negativi relativamente a se stessi ed alla vita con forte tendenza ad incolparsi e svalutarsi. Appetito e sonno sono  aumentati o diminuiti, con una tendenza a mangiare troppo o troppo poco. Quando siamo depressi possiamo pensare ed agire con più lentezza rispetto al solito oppure, al contrario, con maggiore agitazione. Può capitarci anche di sentirci più facilmente irritabili ed ansiosi e ci affatichiamo più facilmente.
L’ origine della depressione può essere endogena, come nel caso della “bipolare” oppure reattivacioè conseguente ad un evento esterno come un lutto – ad esempio la depressione può manifestarsi dopo la perdita di un coniuge amato –  o una perdita o separazione. La depressione può anche manifestarsi come reazione emotiva ad una malattia propria o di un parente stretto, ad un trasloco o ad una bocciatura, ad un cambiamento di lavoro o di residenza oppure ad un insuccesso professionale, al pensionamento e ad un periodo di stress prolungato. In  questi casi generalmente, la sua durata è abbastanza breve e la persona superata la fase di dolore più profondo ed intenso, recupera le sue energie, riuscendo a riprendere dopo poco tempo la sua vita abituale.


Riforma pensioni: quanto ci costa la flessibilità

Alcune persone soffrono di depressione soprattutto nelle stagioni in cui la luce del sole diminuisce. In questo caso, si tratta della SAD o Depressione Affettiva Stagionale, caratterizzata da un abbassamento del tono dall’umore, da perdita di piacere e di energia, oltre che dalla presenza di dolori fisici soprattutto alla schiena o alla stomaco. Nella Depressione Affettiva Stagionale, tipica dell’autunno ed inverno, sono sempre presenti una grande fame di carboidrati, di dolci ed ipersonnia. Nella depressione affettiva stagionale l’esposizione ad una specifica luce artificiale per un periodo di tempo predeterminato durante la giornata, potrà apportare un notevole miglioramento. La luce infatti, favorisce la produzione di ormoni utili al mantenimento di un buon equilibrio del nostro tono dell’umore, in primo luogo la serotonina e la melatonina.

mercoledì 23 settembre 2015

L'ansia: cos'è e come si manifesta

come si manifesta l'ansia?
L’ansia è una normale risposta del nostro organismo alla percezione di un pericolo vero o presunto oppure ad uno stress o preoccupazione. L’ansia in sé non ha niente di disfunzionale in quanto essa consiste in una reazione di allarme che ci permette di mobilitare le nostre risorse psicocorporee a diversi livelli: somatico, cognitivo, emozionale ed è grazie alla mobilitazione di queste risorse  che riusciamo generalmente ad affrontare le diverse situazioni presenti nel nostro ambiente di vita e di lavoro. Per questo motivo, in parte l’ansia può assalirci anche in situazioni positive in cui è presente una forte aspettativa o il timore di perdere il controllo della situazione.Talvolta però l’ansia può essere eccessiva e difficilmente controllabile con la razionalità poiché essa si accompagna ad una serie di manifestazioni fastidiose di diversa intensità, da lievi a molto spiacevoli e penose a livello corporeo quali:
  • tachicardia
  • affanno
  • dolore al torace
  • mal di testa
  • tremori
  • vertigini
  • pallore
  • rossore
  • difficoltà a parlare
  • difficoltà a deglutire
A livello mentale o psichico, nella persona accade che : diminuisce la percezione di avere il controllo della situazione, che a sua volta genera ulteriore ansia.
In questi casi quando l’ansia è molto forte, può sfociare talvolta in un vero e proprio Attacco di Panico. Conoscere la propria ansia rappresenta quindi il primo importante passo per poterla meglio fronteggiare nella nostra quotidianità, per migliorare la nostra salute psicofisica ed i nostri rapporti interpersonali. Ciò è possibile ricorrendo ad  alcuni strumenti di base quali:
Dopo braccia e gambe anche gli occhi diventano bionici


  1. l’informazione
  2. la prevenzione
  3. un parere professionale come una consulenza breve, che può aiutarci, nel caso in cui un’ansia che percepiamo come eccessiva ci crei malessere, ad accedere e ad utilizzare meglio le nostre risorse personali in modo che  esse ci aiutino ad affrontare l’ansia con maggiore efficacia.
Dobbiamo infatti pensare che tanto più riusciamo ad agire precocemente su un’ansia che sembra progredire e sfuggire al nostro controllo, anche utilizzando dei metodi terapeutici dolci quali ad es. la Meditazione, lo Yoga, il Training Autogeno, il Rilassamento Muscolare Progressivo,  Esercizi di Respirazione, tanto più facilmente eviteremo che vi sia una progressione dell’ansia stessa verso le sue forme più regressive a causa dell’aumentare della sofferenza che essa provoca, autoalimentandosi.